Post-raduno di Pasqua

21 aprile - 4 maggio 2003

 

di Mario e Adriana Fantinel

 

Sabato sera 3 maggio 2003

Partiti giovedì 17 aprile, eccoci già a casa: sono passati 17 giorni e non ce ne siamo nemmeno accorti, tanto siamo stati estasiati dalle bellezze dei posti visitati.

Spetta a me l’onore di ricordare qualcosa sul postraduno pasquale: spero che mi si perdonino i vuoti di memoria dovuti all’età.

Concluso felicemente il viaggio pasquale nel Montefeltro, il lunedì di Pasquetta qualcuno per ragioni di lavoro od altro, con invidia e rimpianto ci lascia e fa ritorno a casa. Il resto del gruppo, per la maggior parte composto da pensionati, continua per Arezzo, dove arriva nel pomeriggio.

Si fa tappa in una bella area di sosta, proprio sotto le mura della città medioevale che diede i natali a Francesco Petrarca e a Giorgio Vasari. Passeggiamo in centro, visitiamo la chiesa di San Francesco e la Pieve di S. Maria, poi, dopo il grande piacere, la sorte, come si sa sempre benevola, ci riserva una sorpresa: incontriamo Fulvio Limana che nel frattempo ci ha raggiunti e si unisce al gruppo. 

Già il giorno dopo, D’Incau, detronizzato dal ruolo di capo, passa a fare la scopa e la testa della colonna la prende Limana. Si procede verso le terre del Chianti, attraverso Radda in Chianti e Greve. Nel pomeriggio, arrivati in località Monte S. Michele, sostiamo in area  attrezzata, posta sotto le mura.

Visitiamo il paese e le varie osterie, con frequenti assaggi. Alla sera, con fatica, riusciamo tutti a trovare la strada del camper. Il mattino dopo, si parte per Pistoia. Percorso un tratto di autostrada molto trafficata, dei camionisti, attraverso il CB, ci richiamano a non fare colonna e ad aumentare la velocità; per loro siamo un impedimento, ma non dimentichiamoci che stanno lavorando, mentre noi siamo a spasso. Nell’area di sosta di Pistoia, vicinissima al centro, pranziamo e poi visitiamo la città, piccolina ma di notevole importanza monumentale. 

Bepi D’Incau, conoscendone bene la storia, con grande impegno ci accompagna a piedi e ci fa da Cicerone, mentre Limana, con la bici e l’inseparabile videocamera, va avanti e indietro, il più possibile velocemente per filmare prima che venga meno la luce. Sarà mai ricompensato delle sue fatiche e del suo continuo impegno? 

Il mattino seguente siamo a Collodi, il paese di Pinocchio, dove acquistiamo dei souvenir del famoso burattino e ammiriamo le scenografie all’aperto delle sue più celebri avventure, quindi ripartiamo per Bagni di Lucca e Castelvecchio Pascoli. 

Ad un certo punto, quando siamo molto distanziati uno dall’altro e attraverso il CB è impossibile sentirci, ad un incrocio su una rotatoria, con Toni Vanin capofila, dove possiamo andare a finire? In men che non si dica ci troviamo nel bel mezzo del parcheggio di un supermercato: difficile ritrovare l’uscita, ma finalmente, cellulare alla mano, siamo in contatto col Capo, il famoso Virgola Zero, alias Fulvio Limana, il quale ci dà le direttive esatte e a mezzogiorno ci ricongiungiamo tutti a Bagni di Lucca e poi, a Barga, sostiamo per il pranzo. Nel pomeriggio arriviamo a Castelvecchio Pascoli e visitiamo la casa del poeta, ricordando le sue più famose poesie.

La strada che poi ci porta verso Lucca è scorrevole: sulla sinistra si ammira il famoso Ponte del Diavolo, che attraversa il fiume Serchio. Alla periferia di Lucca, il traffico aumenta e, ad un certo punto, il caos è totale: la segnaletica per l’area di sosta è quasi inesistente e ogni equipaggio è costretto a cercarla per conto proprio. “Vienme drio a mi che te se te na bot de fer” -dice Gianni Salce a Gigi- “mi son già stat qua l’an pasà con me cugnà Vittorio Canova, me ricorde ben mi la strada!”. 

Nel giro di quasi un’ora siamo tutti parcheggiati, manca solo Salce. Siamo tutti in ansia, ma quando raggiungiamo la soglia della preoccupazione, finalmente arrivano due camper: uno è un tedesco, ma quello dietro è Salce; insieme hanno fatto il girotondo per la città, finchè, per caso, hanno trovato la via maestra. Applausi da tutti noi. Il mattino seguente, visitiamo la città: il duomo di S. Martino, la marmorea chiesa di S. Michele in Foro e il Centro storico. Chi ha portato la bici, come noi, percorre la bella pista ciclabile alberata di circa 4 Km, che occupa il cammino di ronda sulle mura cinquecentesche e consente di ammirare la città dall’alto

Nel pomeriggio partiamo per la Versilia e raggiungiamo, lungo il litorale di Massa, un campeggio dove finalmente ci concediamo un giorno di riposo e qualcuno approfitta per fare il bucato e le docce. Arriva così domenica 27 aprile. La metà del gruppo, a malincuore, deve ritornare a casa: saluti, baci, abbracci, rimaniamo in quattro camper. Andiamo a visitare le cave di marmo di Carrara, dove troviamo un simpatico personaggio che ha sempre lavorato da cavatore e, ora che è in pensione, modella delle bellissime sculture in marmo che rappresentano la storia delle cave: tra queste c’è un asino a grandezza naturale con la bocca spalancata che raglia “Vedete come sono ridotto male per non aver voluto studiare?”. Subito Adriana non perde l’occasione di sottolineare che sembra proprio l’esempio giusto per me e mi fa una foto abbracciato all’asino come a un fratello. 

Ripartiamo per Colonnata, paese del lardo. Parcheggiamo in uno spiazzo e, percorso a piedi in salita circa un chilometro, arriviamo alla piazza, dove entriamo in un’osteria a mangiarci un maxi panino col famosissimo lardo che troviamo veramente eccezionale; così abbiamo risolto il problema pranzo. 

Si ritorna verso Carrara e, prima del casello autostradale, visitiamo il sito archeologico di Luni dove ce la caviamo in un paio d’ore. Raggiungiamo, a Levanto, un campeggio vicino alla stazione ferroviaria e altri due equipaggi arrivati da Belluno si uniscono a noi. 

Il mattino seguente, zaino in spalla e abbigliamento da alta montagna, ci presentiamo in stazione a prendere il treno per le Cinque Terre. Con 13 euro a testa facciamo l’abbonamento per tre giorni che ci consente di viaggiare con treno e pulmino verso i vari paesini dell’entroterra, oltre a percorrere i sentieri attrezzati: questo, secondo noi, è il modo più pratico per visitare il Parco Naturale delle Cinque Terre. 

Col treno arriviamo a Riomaggiore da cui parte la famosa “Via dell’Amore” verso Manarola. Il panorama è mozzafiato: ci fa ritornare indietro nel tempo, come dei ventenni, e per manina procediamo come fidanzatini alle prime esperienze. A Manarola, verso mezzogiorno, la fame si fa sentire: troviamo un posto panoramico vicino al mare, diamo fondo ai panini che abbiamo nello zaino e torniamo in piena efficienza. Poi, a passo lento, riprendiamo a camminare. Il sentiero a picco sul mare offre panorami indimenticabili fino a Corniglia da dove col treno  rientriamo in campeggio, stanchi ma felici. Per chiudere la giornata in bellezza, si fa un po’ di baldoria, tutti davanti a un tavolo con vino, salumi vari e dolcetti... . 

Il mattina dopo, di nuovo treno fino a Monterosso. Il sentiero, diretto a Vernazza, inizia in leggera salita, ma appena sopra il paese, comincia una ripida ascesa scalinata che sembra non finire mai e mette tutti a dura prova. In effetti, porta in breve tempo dal livello del mare a 220 metri di quota. La compagnia si sgretola. Limana in testa continua imperterrito a camminare, ma ormai nessuno lo segue più: le donne si lamentano e imprecano. Finalmente la salita finisce e ci si ricongiunge. In lontananza appare Vernazza, perla delle Cinque Terre, che, nell’ansia di fotograrla e riprenderla con la telecamera per portare a casa un ricordo così bello

La grande euforia ci spinge all’ombra del porticciolo dove diamo fondo alle ultime risorse dei nostri zaini. Si riparte. Limana e Salce proseguono sul sentiero per Corniglia, il resto del gruppo la raggiunge in treno e, dalla stazione, col pulmino sale fino al centro del borgo che si erge in cima a una scogliera da dove la vista spazia sul mare.

Per raggiungere la ferrovia scendiamo una scalinata di oltre 300 gradini. Rientriamo a Levanto, anche oggi molto stanchi e con le facce abbrustolite dal sole, ma, felici e contenti, facciamo le gare per assaltare le docce e trovare un po’ di refrigerio nell’acqua. 

Mercoledì 30 aprile Mario, Salce e Gigi decidono di staccarsi dal gruppo per andare a visitare il Golfo dei Poeti. Da La Spezia, per strada tortuosa e panoramica, si arriva all’area di sosta di Portovenere che si trova in alto sul mare da dove si ammira il golfo e il porto di La Spezia e a destra il bel paese di Portovenere che dista circa un chilometro. Vi rimaniamo due giorni così abbiamo la possibilità di visitare con calma il centro storico e di fare un giro in barca intorno alle isole di Palmaria, del Tino e del Tinetto. La splendida giornata di sole consente di apprezzare nel migliore dei modi l’incantevole paesaggio marino. Venerdì ripartiamo verso Pavia. Alla Certosa parcheggiamo nell’area di sosta molto vicina. Un frate molto bravo ci guida nella visita della Certosa descrivendone la storia e l’importanza attuale. Fa presente che la loro opera viene svolta anche nella Certosa di Vedana certamente a noi sconosciuta, poi scopre che siamo bellunesi e si fa subito amicizia. La sera dopo cena si gioca a carte, si beve, si ride e poi tutti a nanna. Ci risvegliamo in una fitta nebbia che da queste parti non manca mai. 

Partiamo per il rientro a casa, ma da bravi vacanzieri, usciamo a Peschiera e andiamo a visitare Lazise sul Garda, pranzando in riva al lago. A sera arriviamo a casa con un po’ di malinconia, ma col cuore pieno di ricordi ed affetti.

Adriana e Mario Fantinel.

 

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Gruppo

 

 

In barca

 

 

Monterosso

Sul sentiero verso Vernazza

 

 

Arezzo e i suoi tesori d'arte

 

Greve in Chianti

    

Collodi e il suo celebre burattino
   
a Lucca immancabile il saluto a Ilaria Del Carretto
   

   Le terme romane di Luni

      

 Ponte del diavolo
 

lardo di Colonnata

        

le cave di marmo

      

dal sentiero

    

immagini delle cinque terre riprese dai nostri cronisti

 
    
   

Foto di gruppo

    

Portovenere

   

il sentiero dell' Amore

 

il "torrazzo" di Cremona