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La
superstrada s’inerpica sulle ultime propaggini del Carso che fanno da
corona allo splendido golfo di Trieste, serpeggia alta, mordendo la
collina, fingendo di arginare gli agglomerati di cemento dell’ultima
periferia della città giuliana che aggressivamente incombono
sull’incantevole golfo.
La
nostra carovana di oltre venti camper, partita da Belluno frazionata in più
tronconi, si è quasi ricongiunta e procede lentamente imbottigliata nel
traffico. Il baracchino ha smesso di diffondere i salaci commenti cifrati
che fin qui ci avevano tenuto compagnia per lasciar posto ai più asciutti
messaggi diffusi dai capigruppo sulla scelta dell’itinerario da
prendere: si temono ingorghi al valico Rabuiese, prendiamo la strada per
Muggia. Siamo praticamente fermi su un viadotto, alla mia destra grigi
edifici, a sinistra, borghi circondati dal primaverile tremulo ondeggiare
della vegetazione carsica.
Salgono
alla mia mente i ricordi degli anni cinquanta quando tra i giovani era
tradizione commemorare il 1° Maggio anche con scampagnate
in Val Rosandra inondata di fiori e di chiassosi gruppi i cui echi si
diffondevano e si disperdevano per la valle. A testimonianza del passato
rimangono oggi poche cose, difficilmente rintracciabili nella mutata
geografia dei luoghi come la diroccata rupe di S. Servolo, così
deliziosamente descritta dall’organizzatore della gita, Sergio Carrari,
nella serata istriana del 29 Aprile.
Superiamo
un’irriconoscibile Muggia fino a raggiungere il tranquillo valico di
frontiera. Oltrepassato il confine il paesaggio per me è del tutto
inesplorato ma non sconosciuto poiché di questa terra conosco molte
vicende, tradizioni, canzoni e soprattutto persone.
Giungiamo
a Capodistria per l’ora di pranzo ed il gruppo si ricompatta.
L’atmosfera è rilassata, c’è aria di festa. C’è già modo di
scambiarsi impressioni, di conoscere nuovi soci, di scoprire che sono
rappresentate tutte le età. La sosta ci consente anche una passeggiata
per scoprire il sonnacchioso centro di Capodistria.
Di
nuovo in marcia a piccoli gruppi e dopo Portorose superiamo anche la
seconda anacronistica frontiera, quella tra Slovenia e Croazia.
Abbandoniamo i bei panorami della costa e la sua lussureggiante
vegetazione per gli apparentemente più anonimi paesaggi collinari
dell’interno. Non abbiamo il tempo per visitare gli sperduti borghi
abbarbicati sulle cime delle colline ma non appena le nostre esperte guide
citano i loro nomi subito li ricolleghiamo alle splendide immagini
proiettate nella citata serata istriana e mentre percorriamo strade che
fiancheggiano i piccoli appezzamenti di terreno coltivato, conteso
all’aspra natura del Carso, non posso non ricollegarli ai sapori della
cucina istriana della quale ci era stato offerto più che un assaggio al
termine sempre della suddetta serata. Il traffico è scarso mentre
abbondano riferimenti e commenti sulle zone che attraversiamo. Superata
Dignano scendiamo tra vigneti ed uliveti su Pola e senza difficoltà
raggiungiamo il campeggio di Stoja che occupa l’intera omonima piccola
penisola. Punta Stoja è in splendida posizione e la prima cosa che molti
di noi fanno è quella di percorrerne a piedi l’intero periplo per
catturare con il sole al tramonto gli angoli più suggestivi.
Il
secondo giorno prevede nella mattinata la visita di Pola. Il tempo è
splendido e l’anfiteatro, la bellissima arena romana, splende sotto il
sole. A farci da cicerone abbiamo la nostra socia Angela, guida
d’eccezione, la quale non si risparmia per farsi sentire dal folto
gruppo, 48 adulti e 6 bambini, che ordinato ed attento le si stringe
attorno.
Compatti
marciamo alla scoperta degli altri siti archeologici romani: la Porta
Gemina, l’Arco dei Sergi, il Tempio di Roma e Augusto. Scorrono i secoli
ed è la volta di S. Maria Formosa, S. Francesco, la Basilica, il
Municipio ed infine il Castello con l’immancabile vista panoramica sulla
città ed il suo golfo. Nei trasferimenti da un luogo all’altro lungo le
animate vie cittadine c’è chi furtivamente trova pure il tempo per
qualche acquisto prima di riprendere l’autobus che ci riporta al
campeggio.
Se
al mattino ci siamo dedicati all’arte il pomeriggio lo trascorriamo in
piena natura, trasferendoci con i camper a Promontore e di qui chi in bici
e chi a piedi ci disperdiamo nell’incanto di boschi, sentieri e spiagge
deserte del parco naturale di Capo Promontore. A sera anziché cercare
riposo nei camper tutti a brindare sotto le stelle.
Siamo
già al terzo giorno e come da programma lasciamo con nostalgia Pola alla
volta di Fazana, base di partenza per la visita all’Isola di Brioni alla
cui bellezza fa da contrappunto l’obbligo assurdo per coloro che non
sono clienti degli alberghi dell’isola della visita guidata ad orari
prestabiliti. Dopo il pranzo a Fazana muoviamo alla volta di Parenzo con
sosta e visita ad Orsera ed alla sua bella insenatura su cui si affacciano
celebri campeggi, cari a molti nostri soci. Per la notte ci attende il
campeggio di Zelena Laguna e la ormai consueta calda bevuta prima di
coricarci.
L’ultimo
giorno di vacanza lo spendiamo con la visita a Parenzo che raggiungiamo
percorrendo un incantevole percorso ciclabile lungo la frastagliata costa
orlata da stupende pinete. Parenzo ci delizia con i suoi caratteristici
angoli e piazzette contornate da bei palazzetti in stile veneziano e ci
stupisce mostrandoci uno dei più bei monumenti dell’arte bizantina, la
Basilica Eufrasiana dove rimaniamo estasiati nell’ammirare i celebri
mosaici e gli altri gioielli dell’abside centrale e del presbiterio.
Soddisfatti e pure un po’ stanchi per chi ha compiuto tutto il percorso
a piedi ritorniamo al campeggio da dove nel primo pomeriggio nuovamente a
piccoli gruppi iniziamo il rientro verso casa non senza aver prima
caldamente ringraziato gli organizzatori della gita oltre che per
l’impegno profuso, per averci fornito, condensandola in un così breve
lasso temporale, l’immagine dell’Istria.
luciano bisetto
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in
visita all'arena di Pola
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alla
chiesa di S.Francesco
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