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Viaggio
nelle "Crete senesi" e nella Valdichiana
di Carla e Vittorio Canova |
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Trascorsa felicemente la Pasqua 2001 in quel di Ravenna, decidiamo, visto che ormai siamo giù, di prolungare la vacanza con un interessante viaggio nelle “Crete senesi”. Due tipici e contrastanti paesaggi toscani aprono e chiudono il bell’itinerario che va da una città d’arte famosa, Siena, a una cittadina, Cortona, che non le è molto da meno: all’inizio, le Crete senesi con il susseguirsi di tondeggianti rilievi argillosi, quasi privi di vegetazione, riarsi, screpolati, drammaticamente nudi; alla fine, la verde Valdichiana, dal largo fondo piatto; in mezzo, la variata visione di declivi collinari rivestiti da vigneti e di pendii brulli erosi da grandi calanchi. Il viaggio è straordinariamente ricco anche di mete di alto interesse storico-artistico. Alle tappe che, riportandoci ai secoli del Medioevo, permettono di scoprire meraviglie quali l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore e la chiesa di Sant’Àntimo si intrecciano quelle che toccano centri come San Quirico d’Orcia, Pienza, Montepulciano e Cortona. Ma qualcosa che incuriosisca o sorprenda c’è in realtà ad ogni sosta del percorso e potrà essere, per esempio, la singolarità della piazza di Bagno Vignoni o la splendida rocca di Montalcino.
ITINERARIO E VISITE mercoledì - Partiamo in mattinata da Ravenna verso Russi, dove imbocchiamo la panoramica SS 302 per Faenza, Brisighella, Borgo San Lorenzo, Firenze, Castel Fiorentino, Certaldo. Ci impieghiamo tutta la giornata, perché facciamo una comoda sosta pranzo in un ameno piazzale erboso a Brisighella e poi visitiamo, su una delle sue alture, la Torre dell’Orologio, risalente al 1290, ma rifatta nell’800, e la Rocca Manfrediana e Veneziana, pregevole esempio dell’arte militare del medioevo, che ospita, oggi, il Museo del Lavoro Contadino. Brisighella è ormai nota a molti per le sue popolarissime, frequenti manifestazioni, fra cui spiccano “Le feste medioevali” e la sagra denominata “Le delizie del porcello”, la seconda settimana di novembre. A Certaldo, dove arriviamo verso sera, pernottiamo a 100 metri dal centro storico, nell’area attrezzata ben segnalata, gratuita, parzialmente ombreggiata, illuminata, dotata di acqua e pozzetto di scarico. Vi trascorriamo una notte assolutamente tranquilla. giovedì - Visitiamo Certaldo, patria del grande Boccaccio,. Al n°. 18 di via Boccaccio c’è la sua casa, ora sede del centro nazionale di studi sulla vita e sulle opere. La bella cittadina è situata lungo la via Francigena, che i pellegrini d’oltralpe percorrrevano, fin dal lontano Medioevo, per recarsi a Roma; sul colle spicca il Castello, con attorno il compatto nucleo antico, completamente murato, rossastro per il cotto con cui sono costruite case e chiese. Da Certaldo ci dirigiamo a San Gimignano, la città famosa nel mondo per le sue torri: anticamente se ne contavano ben 72 e nessuna poteva essere più alta della “Rognosa”, la torre del Comune; oggi ne sono rimaste 14, ma forse proprio perché diradate disegnano il cielo. Il borgo medioevale, circondato da una compatta cortina di mura, è splendido e offre una testimonianza pura dell’età comunale: mura, porte, case e torri, strade e piazze ci sono giunte pressoché inalterate attraverso i secoli, quali apparivano alla metà del Trecento. La Piazza della Cisterna è conosciutissima e i turisti la invadono ad ogni festività: ci aggiriamo senza fretta, visitando il Duomo, o meglio “La Collegiata”, che si leva al termine di un’ampia gradinata: è una costruzione romanica del secolo XII, con opere di Benozzo Gozzoli e di Jacopo Della Quercia. Capitiamo davanti a un bottegone traboccante di specialità toscane dove non possiamo esimerci dal comprare del cinghiale e qualche bottiglia di Vernaccia. Verso sera ci spostiamo a Colle Val d’Elsa, patria del famoso architetto e scultore Arnolfo di Cambio e qui, in un grande parcheggio a due passi dal centro, trascorriamo piacevolmente e tranquillamente la notte. venerdì - Arriviamo a Monteriggioni, bellissimo borgo disteso su un colle, totalmente racchiuso da mura costruite nel 1200 con uno sviluppo di 570 metri e munite di 14 torri: splendido a vedersi da lontano e riposante da visitare con la sua unica grande piazza chiusa al traffico, circondata da botteghe e vetrine. In una fornitissima enoteca compriamo il famoso Rosso di Monteriggioni col quale accompagneremo il cinghiale. Proseguiamo per l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore: ci sono gli affreschi del Signorelli e del Sodoma da vedere, raffiguranti storie della vita di S. Benedetto. La chiesa, data l’ora, è chiusa; occorre aspettare il pomeriggio per la visita dopo aver assistito, però, alla cerimonia rituale resa assai suggestiva dai canti gregoriani in cui i monaci sono maestri. Interessanti anche il magnifico coro ligneo cinquecentesco e la bellissima biblioteca nelle cui vetrine sono esposti antichi corali incantevolmente miniati. Si riparte per Montalcino e qui, in fondo al paese, nell’area attrezzata, dopo una breve passeggiata esplorativa, pernottiamo insieme con tanti altri camper. sabato al mattino visitiamo la cittadina, ma tira un vento freddo ed allora ci rifugiamo nella Rocca che domina il borgo e che all’interno ospita una enoteca-esposizione dei vini locali. Siamo attratti dal famoso Brunello (chissà come si sposerebbe col cinghiale ?), ma i prezzi ci fanno subito desistere dall’acquisto: meglio gustare con l’occhio. Fuori dal borgo, ci imbattiamo in una fattoria, dove, a prezzi più modici, compriamo alcune bottiglie di Brunello e di Rosso di Montalcino. Ci offrono anche, a 5.000 lire il litro, del Rosso sfuso: senza esitazioni sostituiamo nella tanica che portiamo di riserva l’acqua col vino. Si conserverà sano? chiede qualcuno. Niente paura, non arriverà a casa! Proseguiamo verso la chiesa di Sant’Antimo, del XII secolo, intatto e prezioso avanzo dell’omonima abbazia benedettina. Isolata in una valletta presso un torrente, rivela la sua bellezza già nei fascinosi portali della facciata e del fianco destro, ornati da sculture e da rilievi. L’interno è stupefacente: le colonne con capitelli, taluni dei quali in lucente onice, le pareti sulle quali si aprono le bifore dei matronei, l’abside con cappelle a raggiera fermano l’attenzione, ma non sono che particolari di un insieme superbo. Dopo la visita riprendiamo la strada per San Quirico d’Orcia dove sostiamo per il pranzo nel parcheggio, appena a ridosso delle mura cittadine. A piedi, poi, la percorriamo tutta, ammirando la sua bella Collegiata del XII secolo, gli Horti Leonini (giardino all’italiana su due livelli, realizzato da Diomede Leoni nel 1540); bella la piazza principale a ciottoli e mattoni, sulla quale si levano i resti di un’antica rocca, e magnifico il panorama verso il monte Amiata e la valle dell’Orcia. Cinque chilometri oltre San Quirico si trova Bagno Vignoni, località termale con la curiosa piazza-vasca in mezzo al borgo. Di solito, in centro ci si aspetta di incontrare la piazza circondata da palazzi o case e negozi; qui si rimane stupefatti, perché al posto della piazza si stende una vasta piscina termale, con acqua a 40 gradi, porticata splendidamente tutto intorno; ora non è più usata per le cure, ma fu a suo tempo frequentata perfino da Lorenzo il Magnifico. Si riparte verso Pienza dove, nell’area attrezzata con acqua, pozzetto e illuminazione, appena fuori le mura, ci fermiamo per la notte. domenica - Dedichiamo la mattina alla visita di Pienza, cittadina in cima a un colle dominante un vasto panorama: ha preso il nome dal Papa umanista Pio II che voleva creare la “Città Ideale rinascimentale”; fu progettata e realizzata fra il 1459 e il 1462 da Bernardo Rossellino, che però ritenne giusto rispettare, in parte, l’impianto viario del vecchio insediamento medioevale. Anche se non rispecchia del tutto le intenzioni di Pio II, si può certo dire che Pienza resta una “città d’autore”, uno spazio urbano nato da un puro sogno di bellezza: Piazza Pio II con un bellissimo pozzo a colonne, la Cattedrale col suo prezioso fonte battesimale, Palazzo Piccolomini con lo splendido giardino pensile nel cortile interno offrono un’occasione di visita di altissimo interesse urbanistico. Via verso Montepulciano, Chianciano, Chiusi, fino a Castiglione del Lago, dove arriviamo nel pomeriggio, in un vastissimo parco erboso sulle rive del Trasimeno. Sono presenti un centinaio di camper da tutta Italia, la giornata è bella, c’è il sole e qualcuno fa anche il bagno; noi cuciniamo il cinghiale messo a macerare ieri sera e verso le ore 18 mangiamo finalmente e beviamo, da veri signori, un buonissimo Brunello; più tardi, una bella passeggiata nel centro di Castiglione, arroccato su una collina che domina il lago, da cui godiamo un suggestivo panorama notturno, completa la giornata. Rientrati verso le 22, troviamo, incredibilmente, già tutti tranquilli e ci concediamo anche noi un meritato sonno ristoratore. lunedì - Il piazzale sul Trasimeno comincia a vuotarsi e partiamo anche noi alla volta di Cortona, città aretina del colore della pietra arenaria. Si raggruma, tutta bruschi dislivelli, su un colle dall’incredibile pendenza. Le sue stradine medioevali non sono certo fatte per le auto di oggi, ma per i piedi dei passanti e per piccoli carri trainati da animali. Fatichiamo parecchio prima di arrivare in cima e ci domandiamo come possono fare i vecchi che abitano le case sulla sommità e che, sembra felicemente, siedono davanti alla porta, quasi sulla strada. Il centro storico è dominato dal Palazzo comunale, in Piazza della Repubblica, e dal Palazzo pretorio. Cortona è luogo natale del Signorelli; belle le chiese di San Francesco e San Nicolò. Fuori le mura, meritano una visita la “Madonna del Calcinaio”, dall’architettura rinascimentale, e vari ipogei etruschi ( monumenti funebri sotterranei). Il camper ci aspetta, appena fuori le mura, in un parcheggio: vi consumiamo un magro pasto, rispetto a quello lussurioso di ieri e poi partiamo lungo un itinerario che dopo Arezzo e Bibbiena prevede un attraversamento appenninico nuovo per noi, il Passo dei Mandrioli, molto tortuoso, ma dai panorami mozzafiato su vallate, picchi e calanchi tra i più profondi che abbiamo mai visto. Quindi, attraverso Bagno di Romagna, Cesena e Ravenna raggiungiamo Porto Corsini, dove nel grande parcheggio erboso, comodo e tranquillo, trascorriamo la notte. martedì - Da Porto Corsini ci portiamo a Chioggia e parcheggiamo proprio sulla laguna, appena prima della zona pedonale: ci aspetta al varco il solito vecchietto che già conosciamo, perché anni fa si spacciava per posteggiatore e ci chiedeva 5.000 lire, mentre oggi ci considera ormai suoi ospiti e si accontenta di una bottiglia di Raboso del Piave (stavolta, però, lo mandiamo in visibilio con un boccale di Rosso di Montalcino sfuso, quello della tanica, perfettamente conservato, ma, ahimè quasi finito!) Impossibile rinunciare ad una bella mangiata di pesce al “Gatto nero”, poi due passi per digerire ed infine, ahimè, prua verso Feltre.
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