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Con
il Cavaliere alla scoperta della Valle Furlana
di Donata e Paolo Carrari |
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Quello di giocare sui titoli è uno sport giornalistico a cui neanche noi sappiamo sottrarci: e allora ecco spiegato subito che il Cavaliere non è quello a cui avete pensato, non veste in doppiopetto, ma piuttosto con un'elegante smoking come potete vedere nella foto in alto; e la Valle Furlana poco ha a che fare con il vicino Friuli, e più che di montagna profuma di mare, data la sua collocazione nelle valli di Comacchio. L’ itinerario ciclistico che vi descriviamo non ha certo nulla di nuovo per gli amanti del birdwatching, ma forse è nuovo per qualche amico camperista che pensa, come credevamo noi, che aironi, avocette e fenicotteri siano fauna tipica di paesi lontani, e non uccelli che da anni ormai hanno ripreso a popolare zone umide molto vicine a noi. Punto di partenza è stata per noi l’area di sosta di Casalborsetti, semplice nelle strutture, ma ben tenuta dalla pro-loco che, da come abbiamo potuto vedere, la gestisce in modo efficiente. Da qui percorsa via Ortolani si gira a destra e, prima di superare il ponte che collega le due parti di Casalborsetti, si gira a sinistra, percorrendo l’argine asfaltato del Canale in destra Reno (argine posto in destra orografica). In breve si raggiunge la S.S. 309 Romea che si attraversa prendendo la strada posta esattamente di fronte con indicazione Mandriole (prestare molta attenzione, specie con bambini, all’attraversamento della strada statale, sempre molto trafficata). Dopo pochi metri la strada passa sull’argine opposto attraversando il canale su un ponte-diga. Passato il ponte si prosegue per pochi metri per deviare subito a destra per una via sterrata con buon fondo denominata Corriera Antica. Per chi voglia una testimonianza di storia patria consigliamo di rimandare di poco la deviazione appena detta, e proseguire lungo la strada principale che porta in direzione Mandriole per cento metri circa e raggiungere la casa dove nella notte del 4 agosto 1849 morì Anita Garibaldi, in fuga dagli austriaci con il marito dopo la caduta della repubblica romana. Nella casa si visita solo la semplicissima stanza dove morì (chiavi dal custode; "..tiratevi dietro l'uscio quando uscite .." ci è stato detto); ma forse è proprio il silenzio e la semplicità del luogo a rendere più suggestiva la visita.
Ritornati sulla via sterrata Corriera Antica (a sinistra dopo qualche centinaio di metri cippo di Anita Garibaldi a ricordare il luogo dove fu temporaneamente sepolta) la si percorre per intero. Ad una indicazione di strada chiusa al traffico veicolare proseguite dritti , lasciando la strada principale che gira a destra per sbucare sulla Romea. Dopo poco arrivate in prossimità del ponte sul Reno che raggiungete, con bicicletta a mano,per un breve tratto di sentiero. La presenza del marciapiede vi consente di attraversare il ponte in tutta tranquillità, prendendo subito a sinistra dopo il ponte per una traccia di sentiero (confortante la presenza di un cartello con l’indicazione sentiero n°4). In circa 100 metri siete di nuovo su una strada sterrata con buon fondo. Da qui le indicazioni sono superflue in quanto dovete sempre seguire l’argine, con visione continua sulla valle di Comacchio a destra e con il Reno sulla vostra sinistra. Da qui sono circa 10 chilometri di scoperte sicuramente interessanti, specialmente se avrete portato con voi un buon binocolo e se avrete la pazienza di guardarvi intorno con attenzione. Raggiungerete dapprima l'Oasi naturalistica "Volta Scirocco" tenuta dalla LIPU: si tratta di un'Oasi originatasi all'interno di un'ansa del fiume Reno e che deve il suo nome alla sua forma ricurva, protesa verso le Valli nella direzione in cui spira lo Scirocco (aperta solo su prenotazione). Da qui proseguirete sull'argine con vista sulla Valle Furlana fino all'Oasi di Boscoforte. Dato che le mie conoscenze naturalistiche sono quantomai scarse e la vena poetica non è da meno, faccio mie le sensazioni di Paolo Volponi (da Itinerari n°78 – marzo 1999) “ ..le mie orecchie, frastornate dai rumori della spiaggia e della strada, riprendevano piano piano confidenza coi suoni del mondo esterno. Potevo sentire il monotono richiamo metallico delle folaghe, il “quack” di una nitticora in volo…Era davvero incredibile che in quell’Oasi nel deserto paesaggistico della Romagna attuale, ancora centinaia di specie di uccelli venissero ogni anno a nidificare. Garzette, nitticore, aironi bianchi, aironi rossi, sgarze dal ciuffo, spatole, mignattai, marangoni minori e cormorani e tante altre specie che vivono tra la palude ed il bosco allagato ogni anno compiono un viaggio di migliaia di chilometri per venire a procreare proprio qui! Che luogo straordinario deve essere per loro! Così, proprio mentre una poesia blu cobalto sfrecciava davanti ai miei occhi rimettendomi in pace con il mondo, mi resi conto che quell’oasi di vita lasciata dall’uomo alla vita animale, era un’Oasi anche per me, un luogo in cui potevo venire per sentirmi meglio. Semplicemente un luogo straordinario..” Dato che come detto tanti uccelli acquatici non li avevo mai visti in così rapida successione mi sono sentito in dovere di rendervi partecipi con delle foto in cui sono divisi tra quelli visti (con la mia scarsa vista ed il modesto binocolo), e quelli di cui mi è stata assicurata la presenza e che conto di vedere la prossima volta. Verso la fine del percorso arrivate al cordone dunale di Boscoforte (oasi faunistica della Lipu, cancello chiuso), passata la quale raggiungete in breve il passo (traghetto) di S. Alberto. A questo punto potete continuare dritti proseguendo il periplo delle valli , tornare indietro per lo stesso tragitto dell’andata, oppure traghettare per S.Alberto . Noi abbiamo seguito quest’ultimo percorso, portandoci da S.Alberto sull’argine destro del Canale Bonifica in destra Reno. La strada è sterrata, anche se con buon fondo, ma si evita il traffico della strada provinciale che porta a Mandriole. Percorrendo sempre quest’argine si raggiunge in circa 7 km il ponte-diga superato all’andata e, riattraversata la S.S. 309 Romea, si fa ritorno a Casalborsetti. In totale il tragitto è di circa 30 km, assolutamente piani. Non molti i posti di ristoro lungo il percorso. Indispensabile binocolo e teleobiettivo (dal 200 in su) oltre a qualche repellente per zanzare nelle stagioni calde.
Siti Internet di riferimento:
per giri ciclo-turistici e passeggiate nei dintorni:
per aspetti naturalistici:
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