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Bocconcini di Francia

 

 (Petit desene' de France)

   

 

di autori vari

      

Sembra proprio che quest’estate la Francia abbia esercitato un’attrattiva particolare sulla redazione de “Il Senza Titolo” e su alcuni dei suoi più stretti collaboratori ed è così che abbiamo chiesto ad alcuni di loro di parlarcene facendo riferimento non a tutto il viaggio, ma solo ad uno dei luoghi attraversati. Ne è uscita questa specie di “piatto misto” confezionato a più mani dalle famiglie di Carrari Paolo e Donata, di Cherubin Rudy ed Annalisa, di Carrari Sergio ed Angela ed è a loro che potrete eventualmente rivolgervi se vorrete qualche notizia più dettagliata.

Si comincia con:

Le gole del Tarn

 

 

“…e nel preparare il programma non dimenticare qualcosa che entusiasmi i figli…!” era stata una raccomandazione del mio compagno di viaggio.  

Certo dopo i dodici anni , volenti o meno, il viaggio subisce i decisi condizionamenti dei nostri amati pargoli, prima di sentirci dire che preferirebbero andare per conto loro,.. ovviamente con il nostro camper.

Ed ecco allora affiorare alla mente che l’amico Luciano Bisetto, in un suo articolo apparso su questo giornale nel quale descriveva un viaggio in Francia, diceva di aver fatto un giro in canoa in una valle, la valle del Tarn. 

Questo è il motivo per cui il Tarn è entrato nel nostro viaggio, ma anche altre sono le cose che ci ha lasciato nel cuore: di certo una Francia “minore”, priva di “grandeur”, della maestosità della non lontana Avignone o dei colori sgargianti della Provenza, ma non per questo di minor fascino.

Incantevoli uno più dell’altro sono i paesini che si susseguono lungo i 60 chilometri di gole che portano da Florac a Les Vignes, abbarbicati sui pochi posti dove madre natura ha lasciato spazio per costruire qualche casa, una chiesa, un castello. Ma forse più ancora della loro intrinseca bellezza quello che affascina è pensare la tenacia di gente che ha deciso di vivere in questi posti, che è vissuta per secoli delle scarse coltivazioni agricole, dell’allevamento di pecore, del legname, e che oggi si apre con discrezione ad un turismo ancora non invadente.

La zona è tutta interessata dal Parco Nazionale delle Cévennes e della Lozère  che ha tra i suoi obiettivi quello di mantenere l'equilibrio agro-pastorale incoraggiando gli abitanti a farsi carico della difesa ambientale e dell’accoglienza ai visitatori con una forma di “ecoturismo”.

Ecco allora sorgere iniziative come quella della canoa che consentono di vedere più gente scendere lungo le anse del fiume che non lungo la tortuosa e stretta strada, nella quale peraltro anche i nostri ingombranti mezzi non creano particolare intralcio, dato che le velocità raramente arrivano ai 50 km orari ed il traffico è modesto e disciplinato dalle elementari regole di prudenza e cortesia che sembrano funzionare meglio di tanti cartelli.

Succede così che ti ritrovi in una Francia diversa da quella che pensavi di conoscere, dove è possibile arrivare in un campeggio a sera inoltrata, quando ormai la reception ha chiuso, decidere di piazzarti dove ti sembra più opportuno e sentirti dire, il mattino dopo, che hai fatto benissimo, e che non ci sono problemi di sorta; ti capita di parlare per mezz’ora filata con chi sta lavando i piatti con te o aspetta per fare una telefonata, cercando parole nel tuo repertorio di franco-anglo-spagnolo e scoprire che ti capisci benissimo, quando solo il giorno prima in zone più avvezze al turismo era difficile chiedere tre panini a causa dell’accento non proprio perfetto.

Quando a questo aggiungi le torte fatte in casa che le parrocchiane di Ispagnac pensano bene di vendere all’uscita della messa per raccogliere qualche fondo, la bellezza di St Chely con la sua cascata ancora più suggestiva se vista dal fiume, un cielo azzurro e un sole che ci ricorderemo per molto tempo (anche perché andando in canoa bisogna sempre ricordarsi di mettere molta crema solare, vero Irene ?!!..) , allora capisci che le gole del Tarn, anche da sole, valgono bene i chilometri fatti per raggiungerle.. 

 

Per ulteriori informazioni: 

Parc National des Cévennes, B.P. 15, Le Chateau, F 48400 Florac, tel. 0033/4/66495301, fax 0033/4/66495302.

www.france48.com sito del Dipartimento del Lozere con informazioni turistiche sul dipartimento

www.lozerefrance.com portale del dipartimento del Lozere

www.ispagnac.fr (sito ufficiale di Ispagnac)

www.canoe-France.com (cliccando poi alla voce Tarn) per avere indicazioni su prezzi e tragitti in canoa

 

 

Si prosegue con:

 

Tra i vulcani dell’Alvernia

 

Pensiamo che quasi tutti sappiano quale parte della Francia sia occupata dalla regione dell’Alvernia. Per coloro che non lo sanno diremo che essa si trova nel sud della Francia, comprende quattro dipartimenti, ed ha come capoluogo Clermont- Ferrand. 

Il Massiccio centrale di cui l’Alvernia rappresenta il cuore vulcanico, scarsamente boschivo e alto in media 700 m, è dominato a N dai Monts Domes, circa 60 coni vulcanici denominati “ Les Puy” (dal latino podium), il più famoso e più alto è il Puy de Dome (1465 m) di cui vedete un’immagine qui sotto (sullo sfondo Clermont-Ferrand).

A S si trovano i Monts Dore culminanti con la più alta cima di tutto il gruppo il Puy de Sancy (1886).

L’altopiano è suddiviso in numerose valli che formano gole profonde; Il Parco Regionale dei Vulcani,   da noi visitato, si trova nel cuore dell’Alvernia. 

I vulcani si sono spenti in epoca relativamente recente e la lotta tra la lava che voleva uscire e le altre forze che tendevano a solidificarla, è rimasta nella struttura di questo paesaggio molto singolare.

Elementi fondamentali  sono i “suc”, i “maar “ e i “puy”; nomi strani penserete, ma vi assicuro sono talmente belli che tolgono il fiato. 

Cominciamo dai “suc”. Non è l’abbreviazione di succo, né lo storpiamento della nostra parola “zuc”, ma una  curiosa escrescenza del territorio  che si trova attorno ai puy e che è come un ultimo rigurgito di lava che esce dal cono del vulcano, che si fa via via sempre più stretto, che alla fine viene ostruito dalla massa fluida che si solidifica al contatto con l’atmosfera. La sagoma di un  “suc” è quella di un cono dalla punta arrotondata. 

Visti dall’alto, creano un paesaggio molto singolare, sembra che i prati  verdissimi che ricoprono l’altopiano siano costellati di grossi foruncoli

Ci sono poi i “puy”, montagne isolate dalle forme aguzze sempre di origine vulcanica da cui si gode una vista splendida su tutta la zona sottostante 

Ci sono infine i “maar” crateri vulcanici circolari che si sono riempiti di acqua formando dei laghi; ve ne sono di assai suggestivi in questo territorio come ad esempio il lago di Issarlès presso il quale noi abbiamo sostato.

Il nostro viaggio comincia  ad Est, nel dipartimento dell’Ardèche dove, risalendo il corso della Volane tra gole con pareti basaltiche, raggiungiamo sull’altopiano il colle di Mèzilhac.

Qui un primo spettacolo ci viene offerto dalle cascate di Ray-Pic magnificamente incastonate in una cornice di basalti colonnari. Il luogo, che si raggiunge a piedi dopo una passeggiata di circa 20 minuti, invita con le sue acque chiare, ad immergere gli affaticati piedi…… peccato che l’acqua sia gelida e consenta solo brevi immersioni. 

Lasciate le cascate, ci dirigiamo lungo la “Route de suc” al Gerbier de Jonc; è’ questo il più famoso e più spettacolare dei “suc” di questa zona ed i visitatori, come formiche, tentano di raggiungere la cima, con un’arrampicata effettuata spesso a quattro zampe, per godere lo spettacolo circostante

            Proprio sotto il Gerbier si apre un’ampia vallata solcata da tanti rigagnoli che hanno le loro sorgenti lungo la cresta, è qui che abbiamo trovato un cartello con scritto:”ICI COMMANCE MA COURSE VER LA MERE” (qui comincio la mia corsa verso il mare n.d.r.)

Sapete di che cosa stiamo parlando? Ma della Loira naturalmente !!!

precedente) e ammirando le cascate de la Beaume che si raggiungono con una discesa a piedi piuttosto impegnativa; è solo al nostro ritorno, per la stessa strada, che scopriamo un cartello con la scritta “sentiero pericoloso”! ormai è fatta; le difficoltà della discesa sono state ripagate comunque dallo spettacolo che si gode.

Scendendo ora lungo la Loira, tocchiamo Le Puy en Velay capoluogo dell’Alta Loira  situata nel cratere di un vulcano e poggiata quasi in bilico su spuntoni di roccia e colonne di basalto. Ha tre punti più elevati, tre “puy” appunto; su di uno, poggia una colossale statua della Vergine alta 16 m e fusa nel bronzo di 200 cannoni presi ai Turchi nella battaglia di Sebastopoli; su di un altro, chiamato la rocca di St Michel, si trova una chiesetta romanica molto suggestiva. Questa cittadina, che fu nel medioevo punto di partenza di un cammino verso Santiago di Compostela, conserva nella bella Cattedrale la venerata statua di una Madonna nera.

La tappa successiva è la cima del “Puy de Dome”, montagna sacra ai Galli ed ai Romani, che dalla pianura si slancia a quota 1465.  Dalla cima si gode un panorama che toglie il fiato. Sulla sommità i resti romani del tempio di Mercurio risalente al 50 a.C. portati alla luce durante i lavori per la costruzione dell’osservatorio meteorologico; lungo una buona strada che si inerpica a spirale e che par costruita in cielo abbiamo raggiunto la sommità con il camper.

Ultima tappa per scoprire l’Alvernia è stata la visita a “VULCANIA“; aperto solo quest’anno, è il primo grande parco europeo dedicato al vulcanismo dove attraverso filmati e ricostruzioni ambientali di grande interesse viene spiegata la formazione ed evoluzione dei vulcani; da quelli del Parco Regionale dell’Alvernia la spiegazione ed i filmati spaziano poi sui vulcani di ogni parte del mondo.

 

Per ulteriori informazioni: 

www.franceguide.com

www.crt-auvergne.fr