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  Capodanno in Sicilia: passato lo stretto tra tonnare e barocco

   

di Angela Catania

E che dire per quelli che hanno a disposizione un po’ più di tempo (almeno 10 gg.) di un fantastico Capodanno in Sicilia?

Noi l’abbiamo sperimentato l’anno scorso ed è stato veramente stupendo.

Vi suggerirei: Siracusa – Noto – Vendicari – Marzamemi – Portopalo con Capo Passero  – Scicli – Caltagirone – Piazza Armerina.

Non è poco, ve l’assicuro!

Traghettare in Sicilia da Villa S.Giovanni è semplice e veloce:  l’abbiamo fatto proprio il giorno di Natale; in 30 minuti si è a Messina, salutati dalla statua della Madonna che sta a guardia del porto. Poi giù in direzione Catania; evitandola abbiamo imboccato la SS 114 Orientale Sicula.

Ecco quindi Siracusa: felicissima la posizione; seducente l’isola di Ortigia, cuore storico della città; ricche le testimonianze del passato.

Abbiamo sostato e pernottato comodamente, con altri camper, nel piazzale della Capitaneria di porto proprio prima del ponte per l’isola di Ortigia. Oltre alle testimonianze della civiltà greca e ad uno splendido esempio di barocco (Duomo e piazza che, di sera, con le luci sono proprio un sogno), non dimenticate, mi raccomando, una capatina al mercato del pesce dell’isola; vi troverete di fronte ad un tripudio lussureggiante di pesci freschissimi a prezzi ottimi (dal pesce spada a una miriade di gamberi, gamberoni, aragoste e quant’altro). Ci sono poi gli altri quartieri antichi da vedere in città; mentre, a 10 Km  in direzione Catania, merita senz’altro una visita il grandioso complesso fortificato di Eurialo (15.000 m2).

Lasciata Siracusa, a metà dell’ampio golfo, a 6 Km nell’entroterra, ecco Noto: distrutta dal terremoto del 1693, la città è risorta con un perfetto assetto urbanistico-monumentale barocco. Città d’oro è chiamata per la magnifica intonazione dorata delle pietre dei suoi palazzi: è un unico monumento barocco, un fastoso scenario settecentesco, grandioso e regale.

Torniamo sul mare.

L’itinerario marino, lungo la costa a sud di Siracusa offre interessanti e suggestivi luoghi in cui fermarsi qualche ora ed assaporarne la magica atmosfera. Ecco allora Vendicari, importante zona umida tutelata da una Riserva naturale che si affaccia su un litorale incontaminato: è un’oasi di pace dove si sente solo il vento che piega le erbe e lo stridio degli uccelli posati sui ruderi di case rurali nei pantani, mentre in lontananza, come un miraggio, si intravedono le rovine di una tonnara abbandonata.Un’altra tonnara (quella dei principi di Villadorata) si può vedere a Marzamemi, piccolo borgo di pescatori, un po’ sonnacchioso, con le barche in secca sulla riva, una rivendita di prodotti tipici ricavati dal tonno (bottarga, tonno salato, ventresca); c’è anche un ristorante, con grandi vasche di pesci, in cui mangiare e, perché no, passare proprio l’ultimo dell’anno.

 Abbiamo dormito qui, davanti alla tonnara, in riva al mare.

Proseguendo lungo la costa si arriva a Portopalo e a Capo Passero: siamo all’estremo sud del paese, più a sud di Tunisi. La vegetazione è ricca di palme nane; le grandi tartarughe marine sono tornate a deporre le uova; il mare è pieno di pesci ed aragoste, pulito e splendido. Il nome di Portopalo fu dato dai Romani per i pali che venivano innalzati per segnalare dal porto alle colline il frequente arrivo di pirati ed invasori.

Se proprio siete avventurosi e volete vedere il punto estremo, allora andate alla ricerca del Capo delle Correnti, con l’omonima isola, sferzato da un vento implacabile. Tutti questi luoghi senza l’inferno atroce ed affascinante delle tonnare sono rimasti solo angoli di paradiso.

Visto che ho parlato tanto di tonnare eccovi  qualche informazione spicciola: fino al secolo scorso ne esistevano 21 in Sicilia; ogni anno migliaia di chilometri di reti venivano fissate con grandi ancore ai fondali sulla rotta dei tonni per convogliarli nella trappola.

Proprio quella di Portopalo aveva un’importanza grandissima per l’economia siciliana. Ogni tonnara aveva poi uno stabilimento in cui veniva lavorato il pesce, detto “porco di mare” perché, come per il maiale, tutto veniva utilizzato.

Le parti più nobili del pesce (la ventresca, cioè la parte addominale morbida, il tonno, cioè la zona dorsale, e il tarantello, cioè i fianchi e la coda) venivano inscatolate, mentre le sacche ovariche, essiccate, sarebbero diventate un cibo prelibato: la bottarga.

Si lascia con rammarico il mare per seguire la direzione Modica e portarci a Scicli. Scicli è stata una stupenda scoperta; la scoperta di un mondo, di una città, di una comunità nascosta e protetta da pendii collinari ora nudi e ripidi ora più lievi e dolci. Anche Scicli fu distrutta dal terremoto del 1693 e ricostruita in forme barocche, assumendo col tempo una peculiarità data dall’alta densità di architetture monumentali notevoli in un’area molto piccola. Chiese e palazzi settecenteschi ben si inseriscono in un ambiente fatto di dirupi scoscesi e di abitazioni trogloditiche, che ricordano in qualche modo Matera. Qui abbiamo vissuto una serata magica, assistendo e prendendo parte ad un presepio vivente, dove gli stessi abitanti del paese erano coinvolti nella ricostruzione della nascita di Gesù, ricreando ambienti e spaccati di una vita e di un tempo remoto, aiutati proprio dalla peculiarità del posto.

Quindi via verso Caltagirone, famosa per le sue ceramiche (la città è piena di botteghe artigiane e, per chi fosse interessato, c’è un interessante Museo della ceramica), ma anche per la mostra dei presepi e per il suo contesto edilizio (ricordiamo la Scala del Monte, 142 gradini decorati con ceramiche tutte diverse: purtroppo noi, per mancanza di tempo non l’abbiamo vista, sic!)

Da Caltagirone, direzione Enna, eccoci infine a Piazza Armerina, con la sua Villa del Casale (4 Km dal centro). Arrivateci la mattina, se potete, per gustarvi col chiaro lo spettacolo dei suoi mosaici meravigliosi. Troverete un comodo parcheggio a pochi metri dall’ingresso. Si tratta di una villa fastosa, anche se “di campagna”, edificata tra il III e IV sec. che ha mantenuto ben conservati i pavimenti musivi policromi a soggetti mitici, scene di caccia e di giochi (famose le figure di ginnaste con costumi succinti simili a moderni bikini). Sono davvero splendidi e non si finirebbe più di starli a contemplare: si deve percorrere un tragitto obbligato e sembra di trovarsi in un mondo vivente, sembra di sentire respiri umani, grida bestiali, voci argentine di fanciulle, fremiti di ali e pare di vedere cavalli, tori, fiere correre e pesci guizzare.

Ci sarebbe ancora molto altro, ma lo spazio è tiranno e allora a voi scoprirlo.

Da parte mia

Buon Natale e Buon Anno

Angela Catania e famiglia